R. Paloscia; G. Paba; I. Zetti (1998). Piccole città e trasformazione ecologica. Un laboratorio di progettazione nel Sahel nigerino. Torino: L’Harmattan Italia.

Tutte le culture basate su stili di vita tradizionali e stili di vita estranei ad una dimensione puramente mercantile, espressione di una molteplicità di interrelazioni tra società locali e ambiente naturale e costruito, appaiono oggi predestinate ad una rapida scomparsa. Non sono infatti funzionali a quel processo di globalizzazione che costituisce una realtà inarrestabile ed omologante e, al tempo stesso, il più pervasivo fra i miti di fine millennio. Il Sahel è una regione emblematica da questo punto di vista, per la varietà delle culture e i processi in atto di dissipazione delle originarie risorse naturali ed umane.
Opporsi a questo stato di cose per innescare un’inversione di tendenza è quanto tentano di fare una fitta trama di iniziative di gruppi di base, associazioni di volontariato, organizzazioni non governative, che costituiscono elementi catalizzatori del consenso e della partecipazione delle comunità, essenziali per la praticabilità di qualsiasi progetto. In tale ambito si colloca l’esperienza qui presentata, condotta da un laboratorio universitario di ricerca, attivo nel campo della progettazione ecologica degli insediamenti, e da un’organizzazione non governativa, impegnata in attività di cooperazione allo sviluppo.
Oggetto dell’intervento è Tessaoua, nel sud nigerino, piccola città presa a campione di un degrado urbano particolarmente avanzato e generalizzato. In essa si è operato, in un continuo rapporto di scambio e di coinvolgimento della e con la popolazione locale, per decodificare gli elementi pregnanti della storia, della cultura, della sapienza ambientale, nonché delle cause del devastante degrado, allo scopo di definire i passaggi, fatti di conoscenza, progettualità e pratiche nuove, di un percorso tendente in prospettiva ad uno sviluppo auto-sostenibile.