Controgeografie dei corpi

Ai NonLuoghiGlobali si contrappone la geografia dei luoghi della pratica minuta dei corpi nelle traiettorie personali e quotidiane. Esistono vere e proprie ragioni del corpo, nelle diverse stagioni della vita che portano a determinare modalità di abitare e di costruire (significare) spazi vecchi e nuovi della città oltre i modi e gli usi tradizionali, recuperando talvolta modalità di fruizione antiche, inventandone talaltra di nuove ed insospettate.

Tempi e spazi quotidiani, bricolage dell’uso della città e controgeografia inconsapevole che emerge silenziosamente, costruendo mappe alternative, che erodono i non luoghi della contemporaneità. Riconquista tenace del diritto alla non omologazione ed al non uso secondo un modi già previsti di un luoghi a quello predisposti.

La controgeografia dei corpi si localizza negli spazi residuo della città, luoghi prodotti dal tentativo di organizzare razionalmente il territorio urbano:

  • incroci periferici e banchine di assi di comunicazione come poli della ristorazione locale a base di porchetta e lampredotto;
  • parcheggi scambiatori e parcheggi di centri commerciali come campi di calcio notturni;

È il frutto minuto della varietà (molteplicità) dei comportamenti che gli spazi residuo accolgono e consentono:

  • pensiline dell’autobus fornite di seggiole, dismesse da casa, come ritrovo per anziani nelle ore pomeridiane e serali;
  • collegamenti pedonali e ciclabili spontanei attraverso aree “vuote”;
  • sponde di torrenti e terre racchiuse da svincoli stradali come OrtiUrbani;

Il disinteresse delle burocrazie (amministrazioni urbane) è spesso alle origini delle pratiche che creano i luoghi di cui qui si parla, ma finisce per essere anche condizione necessaria alla loro sopravvivenza.

La burocrazia urbana è strutturata per rifiutare la creatività delle pratiche di vita.

Per la città questi luoghi, questa geografia, è fondamentale poiché nella molteplicità è la sua energia positiva.

Questa “non organizzazione” degli spazi residuo andrebbe considerata una ricchezza e gli andrebbe conferita dignità urbanistica. Praticamente andrebbe tutelata; dimenticandola…

Questi sono dunque gli spazi di ogni possibile invenzione attraverso pratiche di vita?

Forse no e sicuramente non sempre è stato così. Per questo il tema del diritto alla città è oggi sempre più rilevante poiché oggi tali spazi si trovano sempre più, solo, nelle zone di frizione fra le funzioni razionali e, sempre più, solo la loro esistenza permette l’esprimersi di pratiche creative.

Mobile, talvolta effimera, legata al tempo ed alle stagioni, la controgeografia dei corpi crea una rete di luoghi e “servizi” alternativi che la città ufficiale tollera, ignora, combatte.

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