La città post socialista

Budapest fra globalizzazione ed eredità passate

Il 1989 è l’anno passato alla storia per la definitiva scomparsa del blocco delle repubbliche socialiste che dal secondo dopoguerra hanno segnato le vicende europee. L’anno della demolizione del muro di Berlino, l’anno delle “rivoluzioni di velluto”.
Il breve tempo che trascorre prima della fine del secolo incide i paesi dell’Europa socialista con trasformazioni profonde. Si aprono nuove prospettive, nuovi scambi culturali, politici, sociali e con essi arrivano a est la nuova economia di mercato ed i valori della società dei consumi.


Le grandi città socialiste vengono immediatamente investite da forti trasformazioni e dal nuovo clima degli anni ’90, Budapest in special modo, da sempre la più aperta e cosmopolita delle capitali dell’Europa centro orientale. L’economia di mercato e la finanza locale la scelgono come propria sede e come porta verso l’est. Enormi flussi di capitali stranieri la travolgono e la trasformano.
Sotto la spinta della nuova situazione la città, da oltre 40 anni governata da una rigida pianificazione centralizzata, si trasforma rapidamente; nuova economia e società globale la cambiano non diversamente da quanto è successo a molte metropoli, ma più velocemente, compiendo in dieci anni quanto altrove realizzato in tempi molto più lunghi e con processi più graduali.
Questa compressione temporale ha, seconda la mia tesi, reso più evidenti, più drammatiche le trasformazioni del tessuto, dell’organizzazione e dello spazio urbano di Budapest, ed è proprio sfruttando tale effetto di messa in risalto dei cambiamenti che il libro cerca di indagare come economia e società globali possono trasformare le città.
È una riflessione che prende le mosse da una descrizione accurata di quanto accaduto nella capitale ungherese fra il 1990 ed il ’99, che non ambisce alla rappresentazione neutrale ma si avvale di uno sguardo personale ed intenzionale. È una riflessione che cerca di leggere i segni di continuità e discontinuità fra un passato ancora recente, ma a volte lontanissimo e gli ultimi anni del secolo scorso; che indaga relazioni e divergenze con quanto accaduto nella vicina Europa occidentale e tenta una analisi sugli strumenti usati dagli studiosi per interpretare le recenti trasformazioni della città ed i loro esiti. È una riflessione, infine, che lascia sempre trasparire affetto per le due città che, guardandosi dalle sponde del Danubio, formano Budapest.

Dalla quarta di copertina del libro